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Come funziona il congedo di maternità o paternità

Congedo di maternità

Dopo il congedo matrimoniale, ci concentriamo su un altro tipo di congedo rivolto a tutte le coppie che stanno per avere dei figli: il congedo di maternità/paternità. Esistono alcune differenze tra il congedo destinato alla futura madre e quello destinato al futuro padre, vediamole nello specifico.

Congedo di maternità

Innanzitutto definiamo con esattezza il congedo di maternità: si intende un periodo di astensione dal lavoro di 5 mesi che precede e segue il parto. Durante questo periodo, per il datore di lavoro, vi è il divieto di adibire al lavoro la lavoratrice.

Se anche la durata del congedo è stabilita per legge (5 mesi) esso può essere fruito in due modalità differenti:

  • due mesi precedenti la data (presunta) del parto e 3 mesi successivi il parto; ovviamente in caso di discrepanza tra data presunta e data effettiva il congedo è previsto anche in questo lasso di tempo;
  • un mese precedente il parto e 4 mesi successivi al parto; per poter lavorare fino all’8° mese di gravidanza tuttavia la lavoratrice deve ottenere un’attestazione medica che confermi che l’attività della madre non rechi danno a se stessa ed al nascituro.

Il D.Lgs. 80/2015 operativo dal 25 giugno 2015 (relativo alle misure per la conciliazione di cura, di vita e di lavoro) ha sancito il diritto della madre di richiedere la sospensione del congedo di maternità in caso di ricovero del neonato fino alla data dimissioni. Ovviamente il godimento di questo diritto è subordinato alla presentazione di attestazione medica.

Il congedo di maternità può essere richiesto da tutte le lavoratrici dipendenti (settore pubblico e privato), le lavoratrici parasubordinate, quelle con contratto di apprendistato e le socie lavoratrici di cooperative.

Esistono casi in cui la lavoratrice può richiedere di anticipare il congedo, previa produzione di attestazione medica:

  • in caso di gravi complicanze della gravidanza o preesistenti malattie che potrebbero essere aggravate dalla gravidanza (a discrezione dell’ASL);
  • in caso di condizioni ambientali o di lavoro pregiudizievoli della salute della lavoratrice e/o del nascituro (a discrezione della Direzione Provinciale del Lavoro);
  • in caso la lavoratrice, addetta a lavorazioni pesanti/pericolose/insalubri, non possa essere trasferita ad altra mansione (a discrezione della Direzione Provinciale del Lavoro).

In caso di interruzione di gravidanza successiva al 180° giorno oppure in caso di morte prematura del nascituro, la lavoratrice può riprendere la propria attività in qualunque momento. Sono tuttavia indispensabili 10 giorni di preavviso al datore di lavoro e attestazione medica che provi che la ripresa del lavoro non recherà alcun danno alla lavoratrice.

Congedo di paternità

Vediamo ora cosa prevede la legge per il congedo di paternità: si intende l’astensione dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice madre in determinati casi specifici.

Congedo di paternità

La riforma Fornero ha introdotto una modifica importante alle norme vigenti: entro i primi 5 mesi di vita del bambino, i lavoratori padri hanno diritto di richiedere 3 giorni consecutivi di assenza dal lavoro. Successivamente il D.Lgs. 80/2015 ha previsto la possibilità per i padri di richiedere il congedo di paternità anche nel caso la madre sia una lavoratrice autonoma.

Entrando nel dettaglio, il congedo di paternità è il periodo di astensione dal lavoro del padre nei casi di morte o grave infermità della madre, nei casi in cui il figlio sia stato abbandonato dalla madre o affidato esclusivamente al padre. Per chiarire quanto sia la durata del congedo, “La durata complessiva del congedo di paternità è pari a quello di maternità o per la parte residua qualora la madre ne abbia già usufruito”.

Per quanto riguarda i 3 giorni citati in precedenza, il primo risulta obbligatorio mentre i 2 successivi andranno eventualmente decurtati dal computo dei 5 mesi del congedo di maternità.

Il congedo di paternità può essere richiesto da tutti i lavoratori (settore pubblico e privato), i lavoratori parasubordinati, quelli con contratto di apprendistato e i soci lavoratrici di cooperative.

In materia “fiscale” i due congedi sono equivalenti:

  • vanno computati nell’anzianità di servizio;
  • vanno considerati come periodo lavorativo ai fini della progressione di carriera;
  • danno diritto ad un’indennità dell’80% della retribuzione (a meno di diverse e più favorevoli risoluzioni relative ai contratti collettivi);
  • vengono conteggiati per intero, ai fini pensionistici, con l’accredito dei contributi figurativi (ovvero i contributi accreditati, senza oneri a carico del lavoratore, per periodi durante i quali non ha prestato attività lavorativa).

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