ufficio.eu

l'ufficio visto con i tuoi occhi

Categorie

Pausa bagno in ufficio, diritto stabilito dalla legge

Pausa bagno in ufficio

La pausa bagno in ufficio è un diritto stabilito dalla legge. In particolare, è la legge n.300 dello Statuto dei Lavoratori, risalente al 20 maggio del 1970, a precisare che tutti i lavoratori subordinati hanno diritto a una pausa di non meno di 10 minuti non retribuiti nel caso in cui lavorino per almeno sei ore al giorno. All’interno di questa pausa, si può fare ciò che si vuole: anche andare in bagno.

Qualche tempo fa, era salita agli onori delle cronache la vicenda accaduta in un’azienda di Paderno Dugnano, in provincia di Milano: la Gipicco’s, che si occupava di prodotti cosmetici, non prevedeva la pausa bagno per i propri dipendenti. Pare che ogni impellenza fisiologica fosse proibita, o, in caso di estrema necessità, dovesse essere espletata direttamente davanti ai macchinari. Ovviamente, una condizione del genere è assolutamente al di fuori di ogni legge.

Ci si potrebbe chiedere, poi, come ci si debba regolare a proposito dei sistemi impiegati per controllare quanto tempo “perdono” i dipendenti quando vanno in bagno nel corso dell’orario di lavoro. Ebbene, per saperlo è necessario fare riferimento alla sentenza numero 15892 del 2007 della Cassazione, per cui la rilevazione deve essere concordata con le rappresentanze sindacali, oltre che autorizzata dall’ispettorato del lavoro. D’altro canto, è ritenuto lesivo del diritto alla riservatezza del dipendente e rappresenta una violazione della privacy l’obbligo imposto al lavoratore di chiedere, per andare in bagno, un’autorizzazione scritta. A sancirlo è stato il provvedimento del 24 febbraio del 2010 del Garante della Privacy, che in questo modo ha proibito le autorizzazioni scritte per assenze momentanee dal lavoro. Una autorizzazione di questo tipo rappresenta, a tutti gli effetti, una raccolta di informazioni, e soprattutto un trattamento di dati personali. Il principio di necessità ex articolo 3 del Codice, invece, impone che i dati personali siano minimizzati in tutti i casi in cui si possano perseguire le stesse finalità attraverso l’utilizzo di misure di garanzia maggiore per i dipendenti.

Insomma, se in ufficio si ha bisogno di andare in bagno, non si è tenuti a presentare una richiesta scritta, in quanto rappresenterebbe una modalità di trattamento del tutto sproporzionata rispetto allo scopo e, soprattutto, lesiva della dignità del lavoratore, in quanto potrebbe condizionare e limitare la sua libertà di movimento.

Per quel che riguarda le persone che impiegano i videoterminali – la maggior parte di chi lavora in ufficio – la legge 626/1994 stabilisce il diritto di una sosta di 15 minuti retribuiti ogni due ore di lavoro. Nel corso di questa sosta, si può fare quello che si vuole, e quindi andare in bagno.

Vale la pena di mettere in evidenza, insomma, che la pausa per il bagno è un diritto da cui non si può prescindere, e tutte le policy che lo contraddicono non possono che essere reputate in contrasto con la legge. Negli Stati Uniti, qualche tempo fa, un’azienda aveva concesso un premio di 20 dollari al mese per chi lavorava otto ore al giorno senza andare in bagno: da noi non sarebbe possibile.

Lascia un commento

Tutti i campi sono obbligatori.
L'indirizzo email non verrà pubblicato