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Riscaldamento in ufficio, cosa dice la legge?

Riscaldamento in ufficio

Quali sono le prescrizioni di legge a proposito del riscaldamento in ufficio? La questione è di grande importanza non solo per il benessere di chi lavora, ma anche per le conseguenze che il riscaldamento stesso determina per la salute dell’ambiente, come dimostrato dalle polemiche sui livelli di polveri sottili nei giorni scorsi.

Le norme nazionali stabiliscono che la soglia massima della temperatura negli uffici, così come nelle scuole e nelle case, è di 20°, con una tolleranza di non più di 2°. La stessa tolleranza è prevista anche per gli edifici che sono adibiti ad attività artigianali, industriali e assimilabili, dove però il tetto da non superare è di 18°.

A definire questi limiti è il DPR numero 74/2013 (che impone anche che in estate la temperatura limite sia di 26° con una tolleranza di 2° in meno).

Ma perché si è scelto proprio il valore di 20°? Secondo gli esperti, questa è la temperatura ideale per lo svolgimento delle attività della vita di tutti i giorni: insomma, il cosiddetto comfort climatico si ottiene proprio a queste condizioni.

D’altro canto, evitare di superare i limiti imposti dalla legge non solo contrasta l’inquinamento dell’atmosfera, con conseguenze dannose in modo particolare per i centri più urbanizzati, ma combatte anche la comparsa di problemi di salute e malanni di stagione che sono tipicamente connessi con gli sbalzi termici tra gli ambienti esterni e gli ambienti interni.

La legge, inoltre, stabilisce dei limiti anche per ciò che concerne le ore giornaliere e i periodi dell’anno in cui gli impianti di riscaldamento possono essere tenuti accesi: a questo proposito, il territorio italiano viene suddiviso in sei aree geo-climatiche, visto che – giusto per fare un esempio banale – a dicembre le esigenze di riscaldamento della Valle d’Aosta sono diverse da quelle della Sicilia. Ecco, quindi, che in Valle d’Aosta il riscaldamento può essere tenuto acceso dal 15 ottobre al 15 aprile per 14 ore al giorno, mentre in Sicilia può essere tenuto in funzione dal 1° dicembre al 31 marzo per 8 ore al giorno.

In ogni caso, ogni amministrazione locale ha la facoltà di ridurre o estendere la durata giornaliera di accensione degli impianti, i periodi annuali di esercizio e le riduzioni di temperatura massima permessa nei singoli immobili o nei centri abitati, a seconda delle condizioni climatiche o dell’inquinamento dell’ambiente.

Resta però un problema, quello di accertare che le restrizioni vengano rispettate: un compito che non è così semplice. Per chi infrange la legge in questo senso sono previste delle sanzioni, ma certo non bisogna rispettare la legge solo perché si temono le multe. In altre parole, sta al senso civico dei datori di lavoro, o addirittura dei singoli dipendenti, cercare di mantenersi al di sotto dei limiti consentiti.

Stare alla larga da un riscaldamento eccessivo conviene a tutti: ai datori di lavoro stessi, che non devono fare i conti con bollette troppo salate, e ai dipendenti, che possono contare su una condizione ambientale più salubre e meno dannosa.

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