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Faber Castell: rivoluzione in 1800 millimetri

Faber Castell

Mentre in Europa imperversava la guerra dei 7 anni, in Baviera l’ebanista Kasper Faber nella sua minuscola bottega di Norimberga costruiva la sua prima matita dando così origine ad una delle industrie più antiche al mondo: matite morbide e precise così descritte da V. Van Gogh in una lettera a Anton Ridder von Rappard:

“Ti volevo anche raccontare di alcune matite Faber-Castell che ho trovato. Sono sottili al punto giusto; molto morbide e di qualità superiore rispetto alle altre. Hanno un nero magnifico, ideale per i bozzetti di grande formato. Io le ho usate per disegnare una donna che cuce su un tipo di carta grigia fine e danno un effetto del tutto simile a una stampa litografica” (V. Van Gogh, “Lettere a Theo sulla pittura”, 1883)


Quella della Faber Castell è una storia di fascino e leggenda legata a Lothar Faber che, a metà del XIX secolo, creò gli standard della matita che conosciamo oggi e cominciò a sfruttare un giacimento di grafite in Siberia, ai confini con la Cina, che per identificare le matite ottenute con questo materiale così prezioso decise di farle dipingere esternamente di giallo, in onore al Paese del Drago in cui questo colore è considerato sacro e foriero di grande fortuna.

Il vero successo però, arrivò solo qualche anno più tardi nel 1905, con il fortunato e più venduto modello di sempre la Faber Castell 9000 che aprì la strada all’espansione globale dell’azienda tedesca. Oggi il gruppo, che vanta oltre 15 fabbriche e 5.500 dipendenti dal Brasile dove detiene lo stabilimento più grande al mondo per la fabbricazione delle matite, è alla guida del Conte Anton Wolfgang von Faber-Castell che appartiene all’ottava generazione del marchio simbolo della matita in grafite.

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