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La tutela della salute dei non fumatori in ufficio

Non fumatori in ufficio

I non fumatori in ufficio sono tutelati dall’articolo 51 della legge n. 3 del 16 gennaio del 2003, che stabilisce il divieto di fumare nei locali chiusi. Possono essere previsti, in ogni caso, dei luoghi di lavoro riservati a chi fuma, ma devono essere contrassegnati in maniera specifica e muniti di un impianto per il ricambio di aria e la ventilazione regolarmente in funzione.

Il divieto di fumo è in vigore anche negli studi professionali (per esempio, lo studio di un commercialista, di un avvocato, e così via): in questi studi accede comunque un’utenza la cui salute è protetta dalle normative contro il fumo passivo. Lo stesso vale anche per gli uffici che di solito non sono aperti ai clienti o agli utenti esterni (la ragioneria di un ospedale, il back office di una banca, eccetera): in questi locali, infatti, sono presenti dei lavoratori (utenti interni) che devono essere tutelati.

Il divieto di fumare sul posto di lavoro, in sostanza, trova applicazione in tutti gli uffici, sia che si tratti di luoghi di lavoro pubblici, sia che si tratti di luoghi di lavoro privati, incluse le aziende di produzione (senza dimenticare che in alcune aziende specifiche è il tipo stesso di lavorazione a imporre il divieto, magari perché si lavora usando del materiale infiammabile che espone al rischio di incendio).

Dal punto di vista delle leggi, i datori di lavoro erano obbligati dal Decreto Legislativo 626 relativo alla sicurezza sui luoghi di lavoro ad agire per tutelare la salute dei lavoratori: tale obbligo è stato esteso – con il comma 1 dell’articolo 4, poi modificato dal comma 2 dell’articolo 21 della legge 39/2002 – a tutti i rischi, compreso quello che deriva dal fumo delle sigarette, che, come è noto, è cancerogeno. A dir la verità nella norma non era presente un esplicito e diretto riferimento al fumo di sigaretta, ed è questo il motivo per cui ci sono stati in passato vari ricorsi ai tribunali. Ecco perché, per tutelare i non fumatori in ufficio, nel 2003 è stato introdotto il divieto di fumo.

In ogni caso, già qualche anno prima, nel 1996, c’era stata una sentenza della Corte Costituzionale, risalente all’11 dicembre, che aveva affermato che il diritto della salute deve essere sempre considerato prevalente rispetto al libero comportamento di fumare, e che i dipendenti devono essere tutelati rispetto al fumo passivo dal datore di lavoro.

Viene da chiedersi, a questo punto, se chi lavora in ufficio possa andare a fumare sul balcone o sul terrazzo. La risposta è affermativa, visto che fumare è permesso in tutti i luoghi all’aria aperta, anche se il fumo da questi spazi si diffonde dentro i locali nei quali il divieto è in vigore.

Ovviamente, ogni datore di lavoro può stabilire delle norme specifiche in tal senso: per esempio, potrebbe essere imposto ai dipendenti fumatori di andare all’esterno dell’edificio, naturalmente in una pausa concordata, oppure di recarsi in un locale destinato ai fumatori e munito di un sistema di ventilazione adeguato. I requisiti tecnici di un locale destinato a chi fuma sono stabiliti dal DPCM del 23 dicembre del 2003.

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