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La storia di un marchio made in Italy: le Cartiere Fabriano

2015-01-28 cartiere-fabriano

Abbiamo già parlato della storia della carta che nacque in Cina nel 105 d.C. Il cui metodo di lavorazione cinese venne appreso dagli Arabi che lo diffusero poi a Fabriano nel XIII secolo (come dimostrato da alcuni studiosi fabrianesi come Sassi, Gasparinetti, Emery e Castagnari).

Tra il XIII ed il XVI secolo la lavorazione della carta era svolta dalle “gualchiere” e l’intero indotto cartario portò ricchezza e splendore alla città di Fabriano. L’originaria tecnica araba venne innovata introducendo la pila idraulica a magli multipli al posto del vecchio mortaio con pestello, venne inventata la filigrana e, non ultima per importanza, fu introdotta la gelatina animale invece della colla d’amido usata fino ad allora per impermeabilizzare le fibre.

Un tale salto di qualità spinse le autorità del comune di Fabriano, per la prima volta nella storia, ad utilizzare la carta per tutte le documentazioni ufficiali (fino ad allora la carta non era considerata uno strumento affidabile) e la pergamena, in tutti i suoi usi, venne sostituita dalla carta Fabriano. Il primato di Fabriano ha portato lo studioso Castagnari a sostenere che:

“La carta giunge araba a Fabriano e da qui si diffonde fabrianese in Europa, pertanto Fabriano è la capitale europea della carta.”

Gli anni della crisi e l’idea di Miliani

Nel XVII secolo, però, Fabriano conobbe un lungo periodo di decadenza, dovuto sia a fattori tecnici sia a problemi di natura economica. L’idea per uscire da questo periodo buio, scaturì dalla mente di un dipendente della Cartiera Vallemani: Pietro Miliani. La proposta era quella di effettuare una fusione societaria tra la cartiera Vallemani, di proprietà del Conte Antonio Vallemani e la cartiera fabrianese guidata dallo stesso Miliani. Il Conte si occupò di fornire le strutture ed i beni necessari a cominciare la produzione, mentre Miliani utilizzò le sue competenze tecniche per amministrare la fabbrica sotto l’aspetto tecnico, produttivo e commerciale.

Il 15 febbraio lo stesso Miliani divenne gestore a tutti gli effetti della “Cartiera Pietro Miliani“. Sotto la sua gestione, fu eliminato l’elemento che si credeva responsabile della crisi: lo scarso livello qualitativo della carta fabrianese nei confronti della concorrenza anche straniera. Per fare ciò, fu costretto a rivoluzionare l’organizzazione aziendale su cui, fino ad allora, si basava la produzione. Spostò i controlli di qualità a monte della fabbricazione e durante la lavorazione in modo da garantire un’alta qualità del prodotto finale, adottò la forma “velina” per la produzione della carta a “mò di Francia” e partecipò alla costruzione del primo cilindro all’olandese (olandesello) nelle cartiere dello Stato Pontificio.

L’espansione di un impero

La produzione di carta delle Cartiere Fabriano, a livello nazionale ed internazionale, divenne ricercata a tal punto che Miliani dovette far ricorso alle cartiere dei paesi vicini per sopportare una richiesta crescente: Nocera, Umbra ed Esantoglia divennero le succursali della Cartiera Pietro Miliani. Nel 1802 prese in affitto anche la Cartiera Bezzi di Pioraco e alla sua direzione mandò il nipote Giovanni che, quando ne divenne il proprietario, fondò il nucleo piorachese della famiglia Miliani. Nel 1805, Pietro Miliani acquistò la Cartiera Madonna della Quercia, una parte importante delle Cartiere Vallemani, per incentrarvi la produzione della carta.

Nel giro di 20 anni creò un vero e proprio impero, solidamente strutturato per fronteggiare una sempre crescente richiesta di carta sul mercato.

Con la morte di Pietro Miliani nel 1817 la gestione dell’impero passò nelle mani dei figli, che continuarono a dirigerlo seguendo le tecniche e le direttive del padre. La domanda crescette ancora e spinse i figli di Miliani ad acquistare nel 1820 la quota di maggioranza delle Cartiere Mariotti, per poi espandersi nel 1843 alle Cartiere Ponte del Gualdo fino ad arrivare alle Cartiere Campioni nel 1854.

Nel 1871 ci fu un violentissimo incendio nello stabilimento centrale delle Cartiere fabriano che lo distrusse quasi completamente. L’opificio venne prontamente ricostruito e in poco tempo la produzione della Carta Fabriano ripartì. L’antica impresa venne trasformata in un moderno complesso industriale portato fino ai giorni nostri. La Pia Università dei Cartai ripristinò le antiche tradizioni della produzione cartaria fabrianese.

Le Cartiere Fabriano oggi

Oggi la Pia Università dei Cartai di Fabriano è attivissima a livello locale per tramandare alle generazioni future la memoria storica del patrimonio di una tradizione ed una cultura cartaria unica al mondo. La Carta Fabriano, vanta un prestigio secolare che consente all’intero complesso industriale di mantenere sempre alto un nome da tempo famoso nel mondo ed oggi presente sul mercato con tipologie di prodotti differenti:

  • Copy 1 è la carta prodotta con pura cellulosa ECF al 100%, senza acidi, con riserva alcalina e garanzia di lunga conservazione, proveniente da foreste gestite secondo rigorosi standard ambientali.
  • Copy 2 è la carta per fotocopie con il livello più alto tra quelle prodotte da Fabriano.
  • Copy 3, come copy 2, è carta per fotocopie con ottimo grado di bianco anche se di qualità leggermente inferiore alle altre.
  • Copy Life è invece la carta riciclata all’85% e disinchiostrata post-consumer. Ha un altissimo punto di bianco e viene utilizzata per fotocopie, fax, stampa laser e inkjet.

Chi di voi, poi, non ha mai usato alle scuole elmentari, medie o anche alle superiori i famosissimi album da disegno Fabriano? O anche i fogli protocollo tanto utilizzati nelle verifiche?

Sulla storia della carta e sulle antiche tecniche di fabbricazione ci si può documentare presso il Museo della Carta e della Filigrana situo a Fabriano, che offre la possibilità ai ragazzi di partecipare a laboratori interattivi per lavorare come gli artigiani di un tempo.

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